CONTINUA IL DISAVANZO DELL’ INPS

Se fosse una qualsiasi azienda l’Inps avrebbe già portato i libri in Tribunale. Ma l’Inps non potrà mai fallire. È l’ente pubblico che intermedia i flussi delle pensioni degli italiani e lo Stato ne garantisce l’esistenza. Magra consolazione però, dato che se si guardasse al pianeta previdenza con gli occhi dei conti dell’Inps ci sarebbe poco di cui gioire.
C’è uno squilibrio mai sanato e che durerà ancora per lunghi anni tra i contributi che l’Inps incassa e le pensioni da pagare. La classica forbice tra entrate e uscite che produce perdite miliardarie ogni anno e che divora il patrimonio. Con lo Stato che non potrà che ricapitalizzare, iniettando denaro via anticipazione di cassa che diventa debito per l’Inps. Un debito che non verrà mai ripagato.
L’ente disponeva di oltre 40 miliardi di patrimonio nel 2011!
Oggi le perdite l’hanno del tutto prosciugato. Del resto senza contare la pura assistenza, cioè la provvidenza del welfare senza copertura contributiva (assegni sociali, invalidità civili, indennità di accompagnamento, cassa integrazione eccetera) che vale circa 80 miliardi ed è finanziata dall’erario, anche le gestioni pensionistiche boccheggiano. Quasi tutte le gestioni, con la sola eccezione dei parasubordinati in forte attivo e dei lavoratori dipendenti in equilibrio anche se molto precario, accumulano anno su anno deficit imponenti.
E l’ex Inpdap, che paga le pensioni dei lavoratori pubblici incorporata nel 2012, e che ha portato un virus da 20 miliardi di deficit nei conti dell’Inps, continua ad accumulare passivi.
Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’Inps ha approvato in questi giorni il bilancio di previsione per il 2018. Quest’anno l’Inps dovrebbe chiudere il bilancio con un disavanzo di esercizio di 7,5 miliardi, mentre la gestione finanziaria si fermerebbe su un negativo di 5.411 milioni, dovuto, per una quota significativa di 3.039 milioni, ad accantonamenti per far fronte al rischio di inesigibilità di crediti.

Per il 2018, sono attesi 227.342 milioni di entrate contributive (+2,1 % rispetto al 2017), e 346.923 milioni di entrate per le attività caratteristiche dell’Istituto con l’ampia quota compensativa dei trasferimenti dal bilancio dello Stato prevista per 108.379 milioni.
La spesa per prestazioni pensionistiche dovrebbe ammontare a circa 283.315 milioni. Previsti 352.334 milioni di spesa per le attività caratteristiche dell’Istituto, 743 milioni come versamento a favore della fiscalità generale di risorse sottratte al funzionamento dell’Istituto per contribuire al risanamento dei conti pubblici, che incidono, peraltro, sul disavanzo.
Il bilancio preventivo sarà comunque oggetto di una prossima variazione per gli effetti della legge di bilancio dello Stato per il 2018.

Il Consiglio di indirizzo e vigilanza ha sottolineato la necessità, alla luce di nuove attività affidate all’Inps, a partire dalla Ape social, Ape volontaria, bonus nido, bonus bebé e nuovi ammortizzatori sociali, di una politica di sostegno alla piena funzionalità operativa dell’Istituto, anche in coerenza col piano dei fabbisogni occupazionali. A tale scopo sarà necessario un incremento di risorse economiche da destinare alla qualificazione, riqualificazione e crescita occupazionale del personale.
L’Inps al 1° gennaio 2018 ha 27.904 unità di personale a fronte di una dotazione organica di 29.943 (-6,81 %).

Sotto il profilo della razionalizzazione del patrimonio immobiliare funzionale all’attività, bisognerà, a detta del CIV, agevolare l’utenza e diffondere la presenza dell’Inps sul territorio, anche mediante modelli come quello della Casa del Welfare. Secondo il CIV è necessaria una verifica dei contratti in scadenza delle sedi dell’Istituto, con particolare riferimento agli immobili, per ridurre i costi di locazione. Infine, il CIV riconosce l’indispensabilità di mettere a disposizione sia di tutti gli organi dell’Istituto che del mondo accademico i dati d’archivio dell’Inps, in modo da garantire il migliore accesso degli stessi per lo svolgimento di compiti istituzionali e per permettere all’opinione pubblica di avere una reale fotografia dello stato del nostro sistema di Welfare.

Claudio Testuzza

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