
Il 4 febbraio si è svolto a Roma l’incontro Conferenza Regioni-Sindacati per proseguire il confronto sul rilancio del Servizio Sanitario Nazionale. Nel corso della riunione si è stretto un patto tra tutti gli interlocutori per fermare la fuga dei professionisti e per il rilancio del Servizio sanitario. La Fassid ha presentato il proprio articolato documento che individua le azioni necessarie per rendere di nuovo attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e invertire il trend di dimissioni e migrazione verso il privato e l’estero.
Di seguito l’incipit del documento che è stato siglato da Conferenza Regioni..
“L’attrattività del personale rappresenta una tra le principali sfide che le Regioni e gli Enti ed Aziende dei Servizi Sanitari Regionali si trovano e si troveranno ad affrontare al fine di garantire il buon funzionamento delle amministrazioni stesse. Nel 2025 si è conclusa la stagione dei rinnovi contrattuali per il comparto e per l’Area sia della Sanità sia delle Funzioni Locali che ha riguardato il triennio 2022 – 2024 con l’obiettivo di avviare e concludere nel 2026 la contrattazione per i rinnovi dei contratti del triennio 2025-2027.
In questo contesto, si ritiene necessario:
rafforzare la capacità attrattiva delle amministrazioni regionali e delle aziende sanitarie pubbliche rispetto al settore privato e ai mercati esteri, invertendo il trend di dimissioni e migrazione dei professionisti;
migliorare le condizioni di lavoro e garantire percorsi di crescita professionale adeguati;
prevedere una valorizzazione economica e un adeguamento retributivo per il personale impiegato, tanto nel comparto quanto nella dirigenza, anche attraverso il superamento dei vincoli di cui all’art. 23, c. 2, del D.lgs. 75/2017 e all’art. 1, c. 124, della L. 207/2024.
un intervento del Governo per un incremento stabile delle risorse nel Fondo Sanitario Nazionale, vincolate agli incrementi contrattuali, con un possibile adeguamento delle retribuzioni a livello europeo, perseguendo gli obiettivi di armonizzazione delle retribuzioni affinché a funzioni e responsabilità equivalenti corrispondano livelli retributivi omogenei e con la possibilità per le Regioni di attuare, laddove possibile, politiche perequative.
In tale prospettiva, si ritiene prioritario attivare politiche che rendano effettivamente esigibili gli istituti disciplinati dalla contrattazione collettiva nazionale, favorendone la corretta e uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale, anche attraverso il rafforzamento delle relazioni sindacali e degli strumenti di confronto a livello aziendale e regionale”.