Nota esplicativa provvisoria su ”Disposizioni in materia di trattamento di pensione anticipata con “Quota 100” e altre disposizioni pensionistiche”

Il 17 gennaio u.s. il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge in materia di “Reddito di cittadinanza e di pensioni “.

Essendo un decreto legge deve andare in Parlamento per essere approvato definitivamente entro 60 giorni dalla pubblicazione in G.U., questo vuol dire che nel passaggio nelle Commissioni ed in Aula possono essere apportate modifiche, quindi i principi che riportiamo dalla lettura del decreto possono non essere definitivi.

“Quota 100” è una misura su base sperimentale ed è valida per il triennio 2019-21. Necessitano due requisiti indispensabili ovvero una età anagrafica non inferiore ai 62 anni compiuti ed una contribuzione non inferiore ai 38 anni. Entrerà in vigore dal 1° aprile 2019 ma i dipendenti pubblici, sanità compresa, che abbiano maturato i requisiti al 31/12/2018 avranno il trattamento di pensione dal 1° luglio 2019 mentre se li abbiano maturato dal 1° gennaio 2019, andranno in quiescenza dopo 6 mesi.

Precisazioni indispensabili da conoscere:

  1. Viene bloccato l’innalzamento dell’età pensionabile rispetto all’aspettativa di vita;
  2. E’ possibile cumulare periodi assicurativi presenti su più gestioni;
  3. Non è permesso, una volta andati in quiescenza con “Quota 100”, il cumulo con redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dell’età pensionabile di vecchiaia ( 66 anni e 11 mesi). Sono invece cumulabili redditi da lavoro occasionale ovvero fino a 5.000 euro/anno;
  4. I dipendenti pubblici devono dare un preavviso di 6 mesi;
  5. Secondo “opzione donna” le lavoratrici dipendenti con un’età anagrafica di 58 anni ed almeno 35 anni di contributi al 31/12/2018 potranno andare in quiescenza.

Sotto la voce “Pace sociale” all’attuale art. 20, si introduce uno sconto per l’eventuale riscatto degli anni di laurea valido sperimentalmente sempre per il triennio 2019-21. Possono accedere a tale agevolazione i dipendenti che non abbiano ancora compiuto 45 anni e che abbiano incominciato a lavorare dopo il 1996. Il costo per ogni anno sarà di 5241 €/anno per un massimo di 5 anni per i “buchi” contributivi e per tutti gli anni di laurea. Tale riscatto è valido solo ai fini dell’aumento degli anni di contribuzione che servono per il requisito di pensionamento e non portano ad aumento dell’importo pensionistico, come avviene quando si paga il riscatto ordinario. Il riscatto agevolato può essere utile per accumulare contributi per raggiungere prima il requisito per la pensione anticipata che rimane a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno di meno per le donne, indipendentemente dall’età. Il limite dei 45 anni, che già si parla di portare a 50, ha la finalità di ridurre la platea dei lavoratori che potrebbero usufruirne.

Il riscatto agevolato potrà essere pagato in unica soluzione o al massimo in 60 rate mensili, senza applicazione di interessi per la rateizzazione e con la possibilità di detrarre il 50% dell’onere in 5 quote annuali costanti. Considerato che attualmente il riscatto ordinario è in base all’aliquota irpef sulla retribuzione lorda moltiplicata per gli anni che si vogliano riscattare, attualmente, secondo il regime contributivo, per un dirigente con un reddito di 60.000 € anno, il riscatto vale 19.800 €/ anno, quindi è utile per chi abbia un reddito elevato con le limitazioni che dicevamo in precedenza.

Ultima precisazione: per tutti i pensionati pubblici, indipendentemente dalla “Quota 100” la possibilità di ricevere subito l’anticipo fino a 30.000 € del trattamento di fine rapporto, ricordiamo che attualmente si aspettano 2 o 3 anni.

 

a cura di Francesco Lucà

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