LA PENSIONE IN CUMULO O TOTALIZZATA ESTINGUE IL RISCATTO

Con il messaggio n. 3190 del 22 agosto l’Inps ha fornito indicazioni relative alle modalità di gestione delle trattenute che possono insistere sulle pensioni in regime di cumulo o di totalizzazione sostenendo che la pensione totalizzata o in cumulo “estingue ” il riscatto. In pratica chi sta versando a rate gli oneri contributivi di un riscatto, infatti, non può aver accesso alla pensione liquidata in regime di totalizzazione o in regime di cumulo, se prima non chiude le condizioni del riscatto. Due sono quindi le possibilità, a fronte del desiderio di andare in pensione, pagare il debito contributivo residuo in un’unica soluzione, ottenendo, così, la valutazione dell’intero periodo di riscatto ai fini pensionistici ovvero, ma in questo caso ben considerando l’anzianità residua se utile o meno al raggiungimento dei requisiti, di non pagare più altre rate e in tal caso sarà valutato il periodo di riscatto corrispondente all’onere effettivamente versato.

Non è possibile, invece, chiedere le trattenute in pensione.
Sulla pensione liquidata in regime di totalizzazione o cumulo, quale unico trattamento pensionistico pur costituito da vari pro-rata, non sono applicabili le discipline specifiche previste nelle diverse gestioni previdenziali in materia di modalità di versamento degli oneri da riscatto, discipline peraltro divergenti e non omogenee tra loro. In mancanza di una espressa previsione normativa, sulle pensioni da totalizzazione o cumulo non possono quindi essere effettuate trattenute per il pagamento di oneri per riscatti che devono, dunque, essere interamente versati prima dell’accesso alla prestazione.

Ricordiamo che sia la totalizzazione e sia il cumulo, quest’ultimo previsto dal 2017 oltre che per dipendenti anche per gli iscritti alle Casse professionali, consentono a tutti i lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi di previdenza, di acquisire gratuitamente il diritto a un’unica pensione di vecchiaia, anzianità, inabilità e ai superstiti. Con la totalizzazione la pensione è liquidata solo e soltanto con il sistema contributivo, con il cumulo, invece, la pensione è il risultato della somma di tanti spezzoni, ciascuno determinato dalle diverse gestioni previdenziali coinvolte nel cumulo con un pagamento realizzato dal così detto “pro quota”.

Per la stipula di contratti di finanziamento da parte di titolari di pensione, spiega, poi, l’Inps, il calcolo della quota cedibile (della pensione) soggiace ai limiti indicati nella specifica tabella. Pertanto, nel caso di pensioni erogate in regime di totalizzazione o di cumulo, la quota cedibile va calcolata, nell’ambito dei predetti limiti, in relazione all’importo totale della pensione effettivamente in pagamento, a prescindere dalla circostanza che le singole quote siano erogate dall’Inps e/o da altri enti e/o Casse professionali e, dunque, anche qualora non sia presente alcuna quota a carico dell’Inps.

L’Inps precisa anche che la pensione liquidata per totalizzazione o cumulo, quale unico trattamento pensionistico, pur costituito da vari pro-rata, è pignorabile a seguito di procedure esecutive promosse da terzi in base alla disciplina prevista per i redditi di pensione (art. 545, comma 7, codice di procedura civile).

L’Inps sottolinea che, per la stipula dei contratti di finanziamento da parte dei titolari di pensione, il calcolo della quota cedibile della pensione, in conformità alla normativa vigente, soggiace ai seguenti limiti: la quota cedibile non può eccedere il quinto dell’importo della pensione, al netto di tutte le trattenute aventi natura prioritaria, risultante nei sistemi di elaborazione al momento dell’estrazione ai fini del relativo pagamento; nel calcolo della quota cedibile deve essere salvaguardato il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria, annualmente stabilito dalla legge.

Il piano di ammortamento è ancorato al contratto di finanziamento stipulato sulla base della quota cedibile rilasciata e le trattenute su pensione sono mensilmente applicate nel rispetto dei limiti sopra indicati.

Nel caso che il recupero riguardi finanziamenti già stipulati in attività di servizio, lo stesso viene effettuato con traslazione del residuo piano di ammortamento sulla pensione effettivamente in pagamento, a prescindere dalla circostanza che le quote del trattamento pensionistico siano erogate dall’Inps e/o da altri Enti e/o Casse professionali.
Qualora l’importo della pensione in pagamento non fosse sufficientemente capiente o non sia possibile garantire il rispetto dei limiti descritti l’importo della rata originariamente pattuita dovrà essere rimodulato in diminuzione.

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